giovedì 19 ottobre 2017

The Cream - Farewell Concert

THE CREAM - FAREWELL CONCERT
regia di Tony Palmer
con Jack Bruce, Eric Clapton, Ginger Baker
80 min. GB 1968
Prodotto da Robert Stigwood, registrato il 26 novembre 1968 in uno dei teatri più celebri di Londra, questo documentario testimonia l'ultimo concerto del celebre gruppo inglese. 
In quell'anno i Cream sono all'apice del successo ma già fermenta un possibile scioglimento a causa dell'eccessiva luminosità delle stelle che formano il gruppo. O supergruppo, come si diceva ai tempi per indicare quelle formazioni create a tavolino con strumentisti celebri e virtuosi. Perseverando nel peccato, Clapton e Baker bisseranno con i Blind Faith e il loro unico disco, peraltro eccellente. 
I Cream non sono un gruppo di facilissima fruizione: i brani sono composti (per lo più da Bruce) per dare il maggior risalto possibile alle doti solistiche di tutti e tre i componenti e possono sembrare ostici al primo ascolto. Dal vivo questo effetto risulta ovviamente amplificato: il suono (un classico chitarra-basso-batteria), nella sua distorsione, nei suoi assoli, riempie lo spazio con irruenza. Insomma ci vuole una buona dose di coraggio.
Consigliatissima la discografia in studio.

La scaletta, con alcuni tra i brani più famosi inframezzati da interviste:
Sunshine of Your Love
White Room
Politician
Crossroads
Steppin' Out
Sitting on Top of the World
Spoonful
Toad
I'm So Glad

Filmato fonte originale con un fortissimo disturbo di fondo (e fortemente criticato già ai tempi) che rende inutile qualsiasi classificazione qualitativa. Propongo la versione da 80 minuti che mi sembra di aver capito essere quella cinematografica originale. Ho mantenuto la divisione in capitoli per poter saltare da un brano all'altro. 
ATTENZIONE: il film è, eccezionalmente, SOLO IN INGLESE. Se mai mi prenderà un attacco di follia, trascriverò i sottotitoli della mia vecchia videocassetta.
Dedicato a tutti i "mexicani" milanesi che lo videro su quelle poltroncine di legno.

domenica 15 ottobre 2017

Hair High

HAIR HIGH
regia di Bill Plympton
77 min. USA 2004
Correvano gli ultimi scampoli degli anni Ottanta, quando, al cinema, vidi per la prima volta un'opera di Bill Plympton. Era l'eccezionale cortometraggio The Face, inserito in una rassegna dedicata alla produzione autoriale internazionale di quella decade. A fargli buona compagnia, Luxo jr. di Lasseter, Sigmund di Bozzetto e tanti altri. Ma fu il corto del disegnatore caricaturale americano che mi colpì e che ancora mi colpisce a distanza di tanti anni. Bill Plympton è un genio! Pensai.
La stessa sensazione l'ho provata vedendo, solo di recente, Hair High. Mantenendo gli archetipi culturali e iconografici degli anni Cinquanta statunitensi (vedi Happy Days, Grease ma anche Gioventù bruciata) il regista stravolge la materia con il suo stile grottesco, ironico, erotico, splatter. Il suo stile grafico, analogico e artigianale, si sposa con la grande perizia nel movimento di macchina e la distorsione dell'immagine tipica del lavoro dei caricaturisti. Un piccolo capolavoro.
Da notare: la colonna sonora e, tra gli interpreti/doppiatori, i due fratelli Carradine e Matt Groening.

Anni '50. Rod e Cherri sono i due idoli della scuola, destinati a essere re e regina della festa di fine anno. Finché il timido Spud non viene a turbare l'equilibrio

Buona qualità, buon peso da fonte dvd russo (non esiste un'edizione italiana). Traccia solo inglese. I sottotitoli italiani, francesi e spagnoli li ho trovati in rete e aggiustati nel framerate (qualche sbavatura me la perdonerete). Per correttezza, li ho lasciati a parte e nel testo ho mantenuto i crediti di chi li ha creati o da dove sono stati scaricati. Peccato non aver trovato quelli inglesi.
Come tutta l'opera di Plympton, questo NON E' UN FILM PER BAMBINI, anche se non  conosco eventuali divieti.

giovedì 12 ottobre 2017

Tokyo Magnitude 8.0

TOKYO MAGNITUDE 8.0 (Tōkyō Magunichūdo 8.0)
regia di Masaki Tachibana
11 episodi x 20 min ognuno JAP 2009
Prodotta dallo Studio Bones (Cowboy Bebop - Il film, Sword of the Stranger) questa serie incontra il mio favore per due sostanziali motivi. Innanzitutto è breve ed autoconclusiva, poi affronta un tema maturo pur mutuando gli stilemi della narrativa animata giapponese, specialmente nella definizione dei personaggi: la ragazzina inquieta, il fratellino indifeso, la "sorella" maggiore.
L'azione è ambientata in un futuro immediatamente prossimo (il 2012 rispetto al 2009).
Il character design è in linea con le produzioni seriali del terzo millennio: asciutto e lineare, poteva anche essere un po' più elaborato. Stesso discorso per l'animazione. Grande dispendio di particolari invece nell'ambientazione, per la necessità di creare verosimilianza e quindi maggior empatia nello spettatore.In questo la produzione ha avuto sicuramente buon gioco se teniamo conto che il Giappone è terra sismica e vulcanica, non solo, ma la cultura locale è ben predisposta alle tematiche catastrofiste anche se qui non abbiamo mostri e robottoni ma eventi naturali.

In una Tokyo distrutta da un violentissimo terremoto, due fratelli affrontano il complesso ritorno a casa aiutati da una giovane donna.

Buona qualità (drf sui 22-23) e buon peso per un titolo recuperabile ma con specifiche diverse e inferiori per i dvdrip. Doppio audio, sottotitoli italiani. Sigle rippate a parte, in ogni episodio ho comunque aggiungo il brevissimo epilogo giornalistico che seguiva la sigla di coda. Tirando le somme 220' di filmato per poco più di 1,5 giga.

sabato 7 ottobre 2017

Violent Cop

VIOLENT COP (Sono otoko, kyobo ni tsuki)
regia di Takeshi Kitano
con Takeshi Kitano, Kishibe Ittoku, Sei Iraizumi
98 min. JAP 1989 
Pellicola d'esordio del regista giapponese, costituisce il primo capitolo di una ideale trilogia sulla vita e sulla morte, insieme a Boiling Point e Sonatine (già presentati in queste pagine). In realtà la regia gli venne affidata quasi per caso e dovette stravolgere la sceneggiatura per trasformare una commedia in un film drammatico, dando vita a un film dal linguaggio asciutto. Spicca la dote dell'autore nel realizzare una pellicola di estrema violenza (fisica, psicologica, morale) senza negarsi spazi di riflessione con tempi dilatati in diverse scene. Non manca l'accenno alla sofferenza, come in altri suoi titoli.
Eccezionale la caratterizzazione mimica del protagonista: dalla camminata alle smorfie grottesche. Minimale e piacevole il commento musicale.

Amorale e disturbato nella psiche, il poliziotto Azuma non lesina violenza sia sul lavoro che nella vita privata.

Buona qualità e peso accettabile per un rip dal doppio audio e sottotitoli italiani. Se è vero che non è difficile trovarlo in rete, questo titolo doveva assolutamente essere presente nel mio catalogo personale. 
Un qualche divieto "ai minori" deve averlo per forza.

mercoledì 4 ottobre 2017

Tom & Jerry [1949/1953]

TOM & JERRY [1949/1953]
regia di William Hanna e Joseph Barbera
41 episodi x 6/7 min. USA 1949-1953
Entriamo dunque nel vivo della migliore produzione della coppia di artisti al soldo della MGM. Il design è maturo, con linee chiare e colori netti, saturi e accesi; lo stile e il meccanismo delle gag è raffinato e ricco di ironia, sostenuto da un ritmo di grande scrittura; i ruoli si consolidano nel ménage à trois con il cane Spike. Tom si inazzurisce e diventa più simpatico, Jerry... be', rimane la solita carogna! Il gatto antagonista Butch, il piccolo orfanello Nibbles e il cucciolo di bulldog Tyke completano l'affresco.
Tennis Chumps, Safety Second, Sleepy-Time Tom, Slicked-up Pup, sono solo alcuni dei numerosi, grandi capolavori di quegli anni. E se compaiono i deprecabili episodi-compilation, altri conquistarono la statuetta Oscar.

Tom Cat & Jerry Mouse continuano a farsi dispetti e a darsele di santa ragione...

Sul fronte tecnico, stesso discorso fatto per la release precedente (a cui rimando i più distratti). Poca attenzione al drf, anche se l'immagine più pulita aiuta. Totale: 3,40 giga per il pacchetto più corposo della serie (più di quattro ore di filmati).
Ricordo il doppio audio e i doppi sottotitoli, indubbio valore aggiunto di questo mio rilascio.

sabato 30 settembre 2017

Mistero Buffo

MISTERO BUFFO
di Dario Fo, regia televisiva di Guido Tosi
con Dario Fo
160 + 140 min. ITA 1977
Sul finire degli anni Sessanta, il drammaturgo e attore lombardo sviluppò l'idea che il teatro dovesse riscoprire le sue radici più popolari. Due sono i fondamentali elementi di questa operazione: dal punto di vista narrativo, la satira, intesa come lo sberleffo del matto verso il potere costituito; dal punto di vista formale, la riscoperta del grammelot, forma di comunicazione di matrice onomatopeica che Fo ricreò attingendo dai dialetti lombardi. Lo spettacolo Mistero Buffo è l'apice di questa elaborazione artistica.
L'opera fu rappresentata per la prima volta nel 1969, mentre la registrazione televisiva in due puntate che vi propongo è della primavera del 1977. Notate che il programma Il Teatro di Dario Fo andava in onda su Rai2, udite! udite!, alle 20.30!!! La registrazione fu effettuata presso la Palazzina Liberty di Milano, ex sede di mercato che, dopo un periodo di abbandono fu concessa in uso al Collettivo Teatrale La Comune fondato dal futuro Premio Nobel.
A quarant'anni di distanza, non facciamoci distogliere dalla connotazione politica e sociale che l'autore dava al suo teatro nel contesto turbolento degli anni Settanta, ma trascendiamo e concentriamoci sull'opera e sulla sua rappresentazione. Anche chi non ama Fo, non può non riconoscerne il virtuosismo attoriale e l'attualità della scrittura. Al contempo è innegabile che Mistero Buffo rimanga testimonianza di un'epoca che oggi ci appare veramente lontana ma portatrice di insegnamenti.
E' bello inoltre vedere nel pubblico giovanotti irsuti, ragazze di aspetto hippy e intellettuali di sinistra, ma anche anziani in giacca e cravatta , sciurette e bambini. Su questo fermiamoci a riflettere e a fare anche solo un mezzo paragone con la realtà di oggi.

In numerosi episodi, attraverso i monologhi del giullare, che gode di immunità perché ritenuto folle e poco serio, il potere e la società vengono messi alla berlina.

Tenuto conto che le fonti, sia pure in dvd, erano le registrazioni televisive dell'epoca, e che le due puntate complessivamente durano ben cinque ore, ho trascurato i dati qualitativi (comunque più che accettabili) per ottenere file di dimensioni contenute: entrambi poco più di un giga. 
Audio solo italiano e nessun sottotitolo (spesso non necessario).

Dedico questo rilascio al nostro amico  G R A Z I E, che ha avuto la pazienza di aspettare tre mesi prima di vedere soddisfatta la sua richiesta.

giovedì 28 settembre 2017

Il vizio di famiglia

IL VIZIO DI FAMIGLIA
regia di Mariano Laurenti
con Renzo Montagnani, Edwige Fenech, Orchidea De Santis, Gigi Ballista
89 min. ITA 1975
Fin dal titolo allusivo, si capisce che in questa pellicola le volgarità pecorecce non mancano (la scena della canna dell'acqua rasenta il trivio) e i luoghi comuni non sono da meno. Però, con tutti i limiti del film di genere (quel genere di film), è innegabile che abbia una buona struttura narrativa con una trama che bene intreccia le vicende dei personaggi creando i piacevoli scenari confusi della commedia degli equivoci.
Se sulle qualità tecniche possiamo sorvolare, due parole sul cast le merita. La cara Fenech, motociclista con caschetto riccio, non brilla per appeal e quasi sfigura di fronte a Nieves Navarro/Susan Scott, più sensale e soprattutto più nuda. Ma la parte del leone la fa il protagonista Montagnani: un attore di grandi doti sprecato in ruoli di bassa popolarità per poter monetizzare e far fronte alle spese per curare il figlio gravemente ammalato. Poi non dimentichiamo il roco Gigi Ballista, caratterista sempre apprezzato, e Orchidea De Santis, una delle reginette delle comedie sexy dell'epoca.
Una menzione speciale per i titoli di testa: forse i peggiori di tutta la decade!

Attorno al conte Giosuè, paralitico e prossimo alla morte, si scatena una guerra del parentado interessato alla cospicua eredità. Moglie, sorella, nipote e presunta figlia illegittima si combattono i suoi favori, tra schermaglie erotiche e colpi bassi.

Qualità del rip migliorabile, sì, ma con un peso del file molto abbordabile. Il tutto col solo audio italiano, ovviamente. Vietato ai minori di 14 anni, anche se cerebralmente non si allontana molto, dai 14 anni.